domenica 5 febbraio 2012

Caldo amore

Sento il tuo calore nella notte,
ti sfioro con le dita e le vorrei farfalle per non destarti.
Il tuo fremito,il tuo rifiuto,un artiglio nel mio cuore.
Mi ritraggo,mi baci,piano.
Notti dolci,notti calde,mio soffice amore,
mia gatta,amata.



venerdì 18 novembre 2011

Una sera qualunque.

Faceva caldo,troppo caldo, in casa.Si affacciò alla finestra e rimase incantata a guardare quello che la pioggia,le luci delle strade,avevano trasformato in un gioiello dorato.Aprì il vetro e il profumo del mondo esterno le venne incontro,l'avvolse come braccia affettuose.Non poteva,proprio non poteva resistere.
Si infilò un impermeabile,scarpe basse,un fazzoletto a fiori sul capo e mentre usciva si guardò allo specchio dell'anticamera: era il ritratto della casalinga di mezza età che tante volte aveva visto.rappresentata nei films. Sorrise divertita,di se,della mezza età,delle casalinghe ancora piacenti come lei e uscì.
Il profumo delle foglie bagnate dalla pioggia,lì in strada, era ancora più intenso,come un abbraccio.Si sentì così felice di quella sensazione che ,mentre si avviava per la strada silenziosa,accennò a qualche passo di danza.Poi si guardò intorno,intimidita e vergognosa :-Non si balla per strada,stupida di una romanticona,quando crescerai?-si rimproverò, ma sorridendo.
Nessuno l'aveva vista danzare perchè non c'era nessuno.
Le foglie,anche se bagnate,scricchiolavano leggermente sotto ai suoi pedi accompagnando i suoi passi con un suono dolce,cadenzato,armonico e lei non si sentiva affatto sola.I lampioni,con la luce dorata,le illuminavano il cammino e irradiavano tutt'intorno una luce morbida,calda,rilassante.
Non si accorse di essersi allontanata tanto da casa,sino a quando raggiunse una piccola piazza che non conosceva,non l'aveva mai vista e non sapeva dove si trovava.Ma l'aura d'oro che accompagnava i suoi passi,il suo peregrinare,lì era ancora più evidente.
C'erano tre grandi alberi al centro della piazzetta,circondata dalle case,dove sembrava non ci abitasse nessuno tanto erano silenziose.Non si vedevano luci attraverso le persiane chiuse,non si sentivano voci.
Era un pezzo di mondo sospeso,ma lei non avrebbe saputo dire e se lo chiese:-Sospeso,dove?-
Una panchina di legno,sotto uno degli alberi,la stava chiamando e solo quando sentì il bisogno di riposarsi,rispondendo a quell'invito,si rese conto di aver camminato tanto,immersa in ricordi,in sogni,in sensazioni che l'avevano portata lontano,chissà dove.
Un lampione dalla luce dorata,come gli altri che aveva incontrato nel suo cammino,era attaccato alla parete della casa a lato della piazzetta ma la panchina restava nell'ombra e lei si senti protetta ancor più:-Ma da cosa?-si chiese.Non seppe darsi una risposta,ma stava bene,si sentiva bene.
Quando senti scricchiolare le foglie alle sue spalle,non ebbe paura.Pensò che qualcuno stava tornando a casa,che sarebbe entrato nel portone lì accanto,avrebbe fatto filtrare la luce dalle persiane,lei avrebbe sentito i soliti rumori,magari della musica e aspettò di vedere,di sentire tutto quello che si aspettava.
Quando le foglie smisero di far rumore,proprio dietro di lei,si girò,non ancora in allarme.Chissà per quale ragione si aspettava di trovarsi davanti qualcuno che aveva fatto una passeggiata,qualcuno che aveva colto i profumi della pioggia,delle strade umide.....
Suo marito la guardava!Lei scoppiò in una risata,un pò isterica,ma liberatoria:-Sei pazzo,pazzo!Cosa fai quì?Come hai fatto a trovarmi?-
Lui le si sedette accanto,con un gran sospiro di soddisfazione:-Ma quanto cammini?Mi sono stancato tantissimo!Meno male che ti sei fermata,che ti sei seduta,non riuscivo più ad andare avanti!-
-Ma che significa?-chiese lei sorridendo,forse lusingata,forse pensando ad un gesto romantico di cui aveva perso anche il ricordo.
-Ti volevo parlare-le rispose lui.E lei,stupita:-E non potevi farlo a casa?-
-A casa?No!Quì è meglio,questo è il posto giusto.-
-Ma giusto,per cosa?-
-Per questo!-e mentre pronunciava queste parole aprì la mano e le mostrò un flacone di pillole,vuoto.Lei riconobbe subito il medicinale e i suoi effetti e il respiro le si fermò.
-Perchè,perchè l'hai fatto?Cosa facciamo ora?Bisogna chiamare aiuto,bisogna andare all'ospedale!-e la voce si alzava di tono,il terrore la rendeva stridula e stava per alzarsi,per correre a cercare un telefono.Ma lui la fermò,le prese il polso fermamente e la fece risedere.
-Ascoltami,ti prego,ascoltami.-E incominciò a raccontare:-Sono malato,molto.Mi restano solo pochi mesi di vita,forse poche settimane e non voglio trascorrerle dilaniato dai dolori.Non voglio darti questa sofferenza.Non voglio vedere che ti spegni con me.Voglio che i ricordi che ti resteranno di noi,siano ricordi dolci,belli,come la vita che abbiamo passato insieme.So che in questi ultimi tempi,qualcosa è cambiato,ma ora sai la ragione.Ti prego,cerca di capire,cerca di comprendere,stammi vicino in questi ultimi momenti,ti prego!-
Lei era annientata,Le tornavano alla mente mille particolari che non aveva colto e il senso di colpa le dilaniava l'anima.-Perchè non ho capito?Perchè non l'ho aiutato?-
Non riusciva a parlare, solo le lacrime lungo il viso erano il segno della profondità del suo dolore e quando, abbarbicata alla mano dell'uomo che era suo marito e lo era stato per così tanti anni, quasi non sentì un piccolissimo dolore al braccio,in alto,lì dove di solito si iniettava l'insulina e non ci fece neanche caso.
Non sentì i passi leggeri di qualcuno che si era avvicinato nel silenzio della sera,in quel posto magico e dorato.Sentiva solo la voce di suo marito che spiegava, raccontava di sè,della sua mortale malattia,di quanto era stato bello vivere con lei.E la voce si allontanava nello spazio,diventava sempre più debole,come lei.Non si rese conto che quel qualcuno dal passo così leggero le aveva portato in dono la morte in quella sera così bella,così strana,così unica.
E quando suo marito sfilò la mano dalla sua e si alzò adagiandola sulla panchina sotto l'albero,nel silenzio profondo di quell'angolo sconosciuto così lontano dalla sua casa,lei non si accorse dei passi che si allontanavano,non sentì le foglie scricchiolare,non vide il braccio dell'uomo stringere la vita di quella ragazza dai cappelli scuri mentre si avvicinavano all'auto dai fari spenti.Quell'auto silenziosa che lei non aveva sentito arrivare,così travolta dal dolore da ascoltare,da sentire, solo le parole che le avrebbero regalato la morte.

martedì 8 novembre 2011

Ode alla PATONZA (la parola!!!!!!!!)

Le parole si amano.Io le amo.Amo il loro suono,la musicalità,l'armonia,il ritmo delle sillabe.Le amo quando mi si rigirano in bocca,tra i denti,quando si rotolano sulla lingua.Le amo quando stazionano "sulla punta" ,oppure quando ti svegli al mattino e una parola si è svegliata con te.
Ti accompagna per tutta la giornata e ti esce dalla bocca quando meno te l'aspetti.Tenti di cacciarla via,ma lei non se ne vuole andare.Testarda,dopo aver preso possesso di te,se ne sta lì,nel tuo cervello,pronta a balzare fuori quando ti rivolgi a qualcuno e lo chiami proprio con quella parola e la ripeti decine di volte,a bassa voce.
Ma le parole che mi piacciono,di cui amo il suono,sono tante.
Una di queste è patonza! Non sto a metterne in risalto il significato comune,che non conoscevo,nè la persona che me l'ha fatta conoscere (avrei certamente preferito essere edotta da qualcuno che della patonza,nella sua accezione popolare,ha più rispetto!)
La parola patonza,lontano da me qualsiasi ironia ed allusione,è dolce,tenera,morbida.Mi da la sensazione di qualcosa che è bello stringere tra le braccia,coccolare,amare.
Ed è per questa ragione che la mia adorata gatta Princess Anastasia,spesso viene chiamata Patonza,proprio perchè è dolce,tenera,morbida ed è bello stringerla tra le braccia.
Qualcuno ha problemi,contestazioni,riserve?Sono quì...........

giovedì 20 ottobre 2011

Spettacolo

Jason,oggi 20 ottobre,18 anni fa.........

Cinque germogli per parte,serrati,minacciosi.sfida al mondo.
Piccolo muso offeso,scolpito nell'amore,
linee dolci disturbate dalla vita.
Disperata ricerca di liquido silenzio.

Panni morbidi,celesti,surrogato di un bozzolo perduto.
Ondate di rabbia,morsi di fame,
una bottiglia a righe per placare una tempesta,
un bacio di gomma,per la pace.

Dietro un vetro appannato di fiato e lacrime,
guardo il mio 25%.
Amore subito.
Ninna nanna,futuro.

lunedì 3 ottobre 2011

IO,la "grande" parola che governa il mondo.

Ci sono persone che incominciano ogni frase con questa parola:- Io..........-e continuano così,ripetendola all'infinito.I loro discorsi,le loro idee espresse,altro non sono che l'ascolto di se stessi,dei propri problemi,delle proprie emozioni,se ne hanno!E gli altri? Chi se ne importa!
E se non ripetono come un mantra,la parola magica,ciò di cui parlano e si preoccupano,sono loro stessi. Tu chiedi,sinceramente interessato:-Come va,come stai?- Ti va bene se la risposta è un semplice:-Al solito!- Mai
che ti raggiunga un interessato:-E tu come stai,come ti va?-
Ma tu insisti,vuoi veramente sapere se a quella persona sta andando tutto bene,se puoi fare qualcosa,anche solo dimostrare affetto senza impicciarti dei suoi affari,e allora....
-Ecco vedi,IO.....perchè IO....figurati che IO.....IO non posso proprio......perché non è che IO.......magari IO....- e avanti così,sproloquiando su se stessa, sui suoi problemi,sulle sue insicurezze,sulle sue certezze,su di se,solo su di se.
E tu ascolti,per affetto,per amore,per amicizia,per mille ragioni.Ascolti e ti domandi:-Sta parlando con me? Si ricorda di me?-
Ma c'è anche chi non parla di se,non parla proprio.Non va oltre un :-Ciao!- Ma se questa stessa persona deve chiederti un favore,allora sì,che parla,parla proprio con te,a te!
E poi ci sono coloro che si esprimono come se la cosa costasse loro gran fatica.Frasi smozzicate,voce bassa,talvolta sofferente,con grande sforzo.Ma se dopo pochi secondi dovesse suonare il  cellulare o apparisse qualcuno,che non sia tu,allora tutto cambia: voce squillante e/o stentorea,a seconda del destinatario,sfoggio di facezie o serietà professionale,insomma tu ascolti e ti domandi.-E' la persona con cui parlavo prima?-
E se IO non parlassi più con nessuno?

mercoledì 21 settembre 2011

Lacrime gocce inutili

Neri occhi che ti guardano il viso e non ti vedono,
ti guardano il cuore e non lo vedono.
Mani nude che non ti sfiorano.
Parole scure che centrano il bersaglio.
Emozioni che non sono per te.
Regali che non hai chiesto.
Il lungo passato,estinto,adesso.
Ricordi, mai avvenuti.
Stai vivendo. 
Davvero?

domenica 21 agosto 2011

Quella volta che......nessuno mi amava!

Quella volta avevo una gatta siamese,anzi due.Vivevano,le micie, sostituendosi alla mia ombra,sempre accanto a me,dietro a me,davanti a me,sopra di me.Normale,direi.Un giovedì sera,tornata a casa,mentre mi svestivo,non vidi una coda e ci salii sopra.L'urlo che ne seguì non aveva nulla di umano, in quanto emesso da una gatta, ma neanche il mio lo fu,umano intendo.Per togliermi il prima possibile dalla posizione così dolorosa per la micia mi produssi in un salto stile Fosbury,degno del miglior atleta della specialità,ma.....l'atteraggio fu catastrofico! Sul gomito,con tutto il peso,sul gomito!!!!!!Non urlai non avendo voce,non respirai non avendo fiato.Restai immobile,con gli occhi sbarrati in attesa della morte imminente per insopportabilità del dolore.Mia figlia,attirata dal tonfo,restò ugualmente paralizzata,ma solo per un attimo,quello successivo era al telefono per chiamare un taxi.
-Di corsa,in ospedale,al pronto soccorso!-Questa la richiesta rivolta alla tassista.Ma questa era,pazza?Non conosceva la città?Sadica?Girammo praticamente senza meta per mezz'ora e dopo averla minacciata di morte,finalmente arrivammo a destinazione.
Non mi dilungo sull'attesa,preferisco farlo,sul medico.Perchè si incontrano medici molto carini,disponibili al rapporto umano,quando sei in condizioni pietose fisicamente ed esteticamente?
A seguire ci furono le radiografie,la diagnosi,il gesso.La diagnosi parlava di frattura del capitello del radiale sinistro.Bellissimo nome per un dannatissimo ossicino.Il gesso:il braccio in posizione sollevata,molto sollevata,leggermente flesso,in pratica un saluto"romano" e già questo mi creava qualche problema, poi si aggiunse l'estensione del bloccaggio che andava dalla terza falange delle dita alla spalla/petto.
Al ritorno a casa,consolata anche dal resto della famiglia oramai rientrata,capii subito che la mia vita stava per subire uno scossone!Dovevo comunicar loro che partivo!
Nel gennaio precedente ero riuscita a prenotare,hotel,ristorante,biglietti,tour completo, per la mostra di pittura di Giulio Romano che si sarebbe tenuta all'indomani,5 settembre,a Mantova.Le fiamme dell'inferno si scatenarono sulla mia testa.Ogni tipo di improperi,da "pazza scatenata" ad" incosciente malata mentale"fu tutto un florilegio di parole..gentili!Nessuno si domandò quanto ci tenessi ad andare a quella mostra,quanto avevo penato per riuscire a prenotarla!Certo i gesso era ancora fresco,ma.....
Quale massima punizione,al mattino successivo,con la mia borsa da viaggio in mano,nessuno,dico nessuno mi accompagnò neanche alla stazione ferroviaria e uscii di casa nel più gelido silenzio.
L'avventura,perchè di questo si tratta,si svolse tra incastrarsi e disincastrarsi dal taxi,salire sul treno,prendendo ad involontarie sberle tutti coloro che si avvicinavano troppo al "capitello imbragato",occupare due/tre posti a sedere,cercare di suscitare pietà e commozione appena giunta all'hotel per farmi dare una stanza più grande di un armadio a muro,ma essendoci il mondo in città,o quella o una panchina nel parco.Una cameriera di buon cuore previa mancia,mi aiutò a spogliarmi/rivestirmi.Mai provato a sganciare o viceversa, il reggiseno con una
 mano sola? E finalmente Giulio Romano!!!!!!Ma un insopportabile dolore al braccio offeso,offuscò ogni cosa e mentre aumentava il male anche la rabbia nei confronti della famiglia faceva la sua parte.Alle 3 di notte al Pronto Soccorso,dopo essermi presa i rimbrotti del medico di turno,un antidolorifico mi rimise al mondo e Mantova mi ripagò.Ma la rabbia era ancora lì!!!Famiglia,mi avete mollato????Ed io non torno!
Crenona era ed è,lì vicino,con il suo teatro e Uto Ughi si esibiva la domenica sera.Perdere una simile occasione?Mai!
Pronto Soccorso ancora,biglietto in platea (vicini di poltrona poco entusiasti)taxi,treno,Uto,hotel,tutto di un fiato.E lunedì mattina,a casa.
Era settembre,ma sembrava dicembre in Siberia.La "temperatura"familiare nei miei confronti era più gelida di un lago ghiacciato, nel quale io nuotavo alla ricerca del buco per uscire.
Solo la seconda notte,dopo il mio ritorno, in preda a lancinanti dolori,qualcuno dei miei,mosso a compassione,mi accompagnò al Pronto Soccorso (avrei potuto farmi fare un abbonamento valido sul territorio nazionale) Radiografie,diagnosi, ri-gesso.I previsti 35 giorni di immobilità diventarono,come d'incanto, 60!
Ne valeva la pena? Sì! Sì,perchè Giulio Romano,Mantova,Uto Ughi,mi amavano!Avevano dipinto per me,edificato per me,suonato per me.Mi amavano.Loro.